Ebola: torna l’epidemia. L’IFRC rafforza la risposta in Africa centrale

Scritto il 05/06/2026

Sono migliaia e in crescita i casi sospetti di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove il Governo ha dichiarato il 15 maggio un nuovo focolaio causato dal virus Ebola di specie Bundibugyo nella provincia orientale dell’Ituri. Ad oggi sono stati registrati 255 decessi e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia un’Emergenza di Sanità Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC), a causa del rischio di diffusione regionale e transfrontaliera.

A differenza delle precedenti epidemie provocate dalla specie Zaire del virus Ebola, per la variante Bundibugyo non esistono attualmente vaccini autorizzati né trattamenti specifici. Per questo motivo, l’identificazione precoce dei casi, il coinvolgimento delle comunità, l’isolamento tempestivo delle persone contagiate e l’assistenza sanitaria di supporto rappresentano strumenti essenziali per contenere la diffusione del virus.

La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) ha intensificato gli interventi di risposta, anche nei Paesi confinanti, lanciando un Emergency Appeal da 29 milioni di franchi svizzeri per sostenere le attività umanitarie e sanitarie sul territorio. La Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo, con il supporto dell’IFRC, ha già dispiegato 200 volontari nelle zone sanitarie di Bunia e Rwampara per rafforzare le attività di salute pubblica e sensibilizzazione delle comunità. Solo nel primo giorno di attività, i Volontari hanno raggiunto 645 famiglie.

Donne e uomini della Croce Rossa stanno operando porta a porta nelle aree colpite per informare le famiglie sulle modalità di trasmissione del virus, contrastare la disinformazione e promuovere il ricorso tempestivo alle cure in presenza dei sintomi. Parallelamente, una campagna radiofonica sta contribuendo a diffondere messaggi di prevenzione su larga scala. Tra le raccomandazioni rivolte alla popolazione vi è anche quella di non toccare né lavare i corpi delle persone sospettate di essere decedute a causa dell’Ebola, pratica che rappresenta ancora una delle principali modalità di trasmissione durante le epidemie.

Tre volontari sono purtroppo morti quando ancora non era stata identificata la nuova epidemia. Hanno contratto il virus mentre erano in servizio nel territorio di Djugu, nella provincia di Ituri, probabilmente durante attività di gestione dei cadaveri svolte il 27 marzo nell’ambito di una missione umanitaria non correlata all’Ebola.

Per sostenere questa attività cruciale, l’IFRC ha inoltre inviato nelle aree colpite forniture essenziali per le cosiddette “sepolture sicure e dignitose”, una delle misure più efficaci per interrompere la catena di trasmissione del virus. Una prima spedizione, giunta a Bunia il 3 giugno, comprende 13 kit specializzati in grado di supportare circa 300 sepolture sicure. Una seconda consegna, contenente ulteriori kit e sacchi per salme, è attesa nei prossimi giorni. Le forniture fanno parte di un programma logistico da 2,2 milioni di franchi svizzeri destinato a garantire alle squadre della Croce Rossa le attrezzature necessarie per operare in sicurezza.

“Ogni sepoltura effettuata in modo sicuro e rispettoso contribuisce a interrompere una potenziale catena di trasmissione. I nostri volontari stanno lavorando in condizioni estremamente difficili e hanno bisogno di tutto il supporto possibile”, ha dichiarato Bruno Michon, responsabile delle operazioni IFRC per la risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo.

“La situazione richiede un’azione rapida e coordinata. L’epidemia si sta diffondendo in aree dove i sistemi sanitari sono già fragili e dove i movimenti transfrontalieri della popolazione sono frequenti. La priorità ora è lavorare a stretto contatto con le comunità”, ha dichiarato Ariel Kestens, Capo Delegazione IFRC a Kinshasa.

La preoccupazione per una possibile diffusione regionale del virus resta elevata. Le aree interessate dall’epidemia si trovano infatti vicino ai confini con Uganda e Sudan del Sud e sono caratterizzate da intensi movimenti della popolazione. Le autorità ugandesi hanno già confermato nove casi di Ebola Bundibugyo, incluso un decesso, e tre casi importati collegati a spostamenti transfrontalieri dalla RDC orientale verso Kampala. Burundi, Ruanda e Sudan del Sud stanno nel frattempo rafforzando le attività di preparazione e sorveglianza nelle aree di confine considerate ad alto rischio.

Le operazioni di risposta continuano a essere ostacolate da problemi di sicurezza, limitazioni agli spostamenti e difficoltà nel monitoraggio dei contatti. L’OMS ha inoltre avvertito che il numero reale di persone contagiate potrebbe essere significativamente superiore a quello attualmente rilevato.

Le esperienze maturate nelle precedenti epidemie dimostrano che il coinvolgimento delle comunità, l’accesso a informazioni corrette e la fiducia nelle organizzazioni umanitarie rappresentano elementi fondamentali per interrompere rapidamente la catena di trasmissione del virus. Per sostenere gli interventi nelle comunità colpite e nelle aree di frontiera, l’IFRC ha evidenziato la necessità di finanziamenti urgenti e di un forte sostegno internazionale.

La Croce Rossa Italiana sta seguendo attentamente l’evolversi della situazione attraverso la propria delegazione regionale, partecipando attivamente ai meccanismi di coordinamento promossi dalla Federazione Internazionale e dalle Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa della regione. Pur non essendo direttamente coinvolta nelle attività operative di risposta, la CRI contribuisce al monitoraggio della crisi e al coordinamento con i partner del Movimento impegnati nei Paesi colpiti.