Trascrizione dell’episodio del podcast “Nuclear Experience”
Ospite: Edoardo Greppi, Professore emerito di diritto internazionale, Università degli Studi di Torino
In questo episodio ci occuperemo della questione che più ci sta a cuore: le armi nucleari e il diritto internazionale umanitario.
I tragici bombardamenti del 1945 e i seguenti test nelle parti più remote del Pianeta hanno innescato un forte dibattito pubblico internazionale sulla liceità o meno delle armi nucleari. Considerata la possibilità che quanto verificatosi ad Hiroshima e Nagasaki si possa ripetere in futuro, alla luce delle tensioni internazionali e dei conflitti armati attualmente in corso, riteniamo sia più che mai necessario analizzare la questione attraverso le lenti del diritto internazionale umanitario, ossia la branca del diritto internazionale che regola i conflitti armati.
Tra le questioni più scottanti: queste armi sono legali? Possono essere usate rispettando le regole di guerra? Ad aiutarci in questa puntata è Edoardo Greppi, Professore emerito di diritto internazionale dell’Università degli Studi di Torino, che ringraziamo molto per la disponibilità.
- Marzia Grimaldi, Focal point campagna “Nuclear Experience” della Croce Rossa Italiana (MG): partiamo dalle basi, Professore. Ci può spiegare cos’è il diritto internazionale umanitario, più brevemente detto DIU?
Edoardo Greppi, Professore emerito di diritto internazionale dell’Università degli Studi di Torino (EG): Il diritto internazionale umanitario è essenzialmente il diritto internazionale dei conflitti armati ed è costituito da una serie di principi e regole volte, da una parte, ad attenuare gli effetti della guerra e, dall’altra, alla protezione delle vittime dei conflitti armati: feriti, naufraghi, trattamento dei prigionieri di guerra e protezione dei civili. Da ciò sono scaturiti un certo numero, piuttosto consistente, di convenzioni, e molte di queste norme sono passate a fare parte del diritto internazionale consuetudinario, cioè il diritto che vincola anche gli Stati che non sono parte delle convenzioni. - MG: Le armi nucleari sono tra le più potenti mai create.
Basti pensare che una sola testata moderna ha una potenza distruttiva di decine di volte superiore a quella che distrusse Hiroshima nel 1945. In che misura il DIU è in grado di regolare armi di distruzione di massa, come quelle nucleari? I principi e le regole del DIU sono ad esse applicabili?EG: Diverse convenzioni di diritto internazionale umanitario sono volte a vietare l’uso di determinati tipi di armi. Si è partiti già molto tempo addietro con il Protocollo di Ginevra del 1925 sulle armi chimiche e batteriologiche, poi ci sono altre convenzioni relative ad armi convenzionali e così via. Non c’è una convenzione di diritto internazionale umanitario specificamente dedicata alle armi nucleari, e questo è un problema che si traduce poi nella difficoltà di prendere in considerazione le armi nucleari in termini di divieto assoluto: non esiste un divieto assoluto. Le armi nucleari sono detenute da alcune Potenze, dette appunto Potenze nucleari. Inoltre, mentre alcune Potenze sono ufficialmente nucleari, altre non lo sono ufficialmente, ma è noto che lo siano. Gli sforzi sono stati essenzialmente volti ad evitare che crescesse il numero di Stati nucleari, per cui vi è un grande trattato bilaterale, che è il Trattato di non proliferazione nucleare, al quale l’Italia aderisce, presentato da Potenze che hanno assunto l’impegno di non diventare Potenze nucleari. Per quanto riguarda le Potenze nucleari, invece, l’impegno assunto è in termini di disarmo, di progressiva riduzione dell’approvigionamento nucleare. È un processo lungo e faticoso, considerando che per decenni le Potenze hanno sviluppato arsenali enormi che sono in grado di annientare l’umanità, non solo una volta ma centinaia di volte. Sotto il profilo del diritto internazionale umanitario, quindi, le armi nucleari pongono dei grossi problemi rispetto a tre principi fondamentali: il principio di distinzione, che impone di distinguere sempre tra i combattenti e popolazione civile, tra beni della popolazione civile e obiettivi militari; principio di precauzione, considerando che l’attacco nucleare produce effetti non circoscrivibili; ed il principio di proporzionalità. Queste sono le preoccupazioni relative all’uso delle armi nucleari, che rientrano in una sorta di limbo giuridico per cui bisogna fare appello a principi generali, come distinzione, proporzionalità e precauzione, per dire che, sostanzialmente, come anche menzionato in più pronunce internazionali, il ricorso alle armi nucleari è in potenziale contrasto con tali principi.
MG: Considerando infatti che la maggior parte dei conflitti odierni sono combattuti all’interno o nei pressi di aree urbane, sarebbe veramente possibile impiegare un’arma nucleare, la cui potenza distruttiva può devastare intere città, solo contro obiettivi militari in conformità con il principio di distinzione? In più, come garantire il rispetto della proporzionalità, se gli effetti collaterali sia diretti che indiretti di una detonazione nucleare possono comportare innumerevoli vittime civili, lo sviluppo di malattie e tumori causati dall’esposizione alle radiazioni, nonché danni a infrastrutture civili essenziali e all’ambiente? Inoltre, anche se impiegate lontano da un’area urbana e contro obiettivi militari come combattenti nemici, le sofferenze causate a questi ultimi dalle ustioni e dall’esposizione alle radiazioni rendono estremamente improbabile che queste armi possano mai essere utilizzate in conformità con il divieto di ricorrere ad armi che causano danni superflui o sofferenze inutili.
La contaminazione dell’ambiente a causa del fallout radioattivo può protrarsi per decenni e con alti rischi che le radiazioni si diffondano in aree popolate limitrofe. Questo rende estremamente improbabile che queste armi osservino quanto prescritto dalle norme relative alla protezione dell’ambiente e della popolazione civile.Eppure, malgrado tutte queste incompatibilità, prima del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) entrato in vigore nel 2021, le armi nucleari erano le uniche armi di distruzione di massa a non essere soggette ad un divieto categorico a livello internazionale. Come menzionato dal prof. Greppi, tuttavia, il tema della legittimità di queste armi ai sensi del DIU era già stato trattato in importanti pronunce internazionali. Un esempio interessante in questo senso è il parere non vincolante della Corte Internazionale di Giustizia del 1996. In questo storico parere, che nel 2026 compie il suo trentesimo anno, la Corte si dilungò in uno strutturato excursus circa l’incompatibilità dell’arma atomica rispetto ai principi del DIU, arrivando anche ad affermare che: “L’uso delle armi nucleari sarebbe generalmente contrario ai principi del diritto internazionale umanitario.” Oltre a sancire tale contrarietà, la Corte ha affermato che esiste un obbligo per gli Stati di negoziare in buona fede il disarmo nucleare, richiamando l’art. VI del Trattato di non proliferazione – TNP, di cui abbiamo già parlato nei precedenti episodi. Tuttavia, non ha escluso completamente la possibilità di usare legittimamente le armi nucleari in circostanze estreme di autodifesa, dove la sopravvivenza stessa di uno Stato è in pericolo. È stata definita da molti una posizione ambigua, che riflette la tensione tra diritto, politica e sicurezza internazionale.
- MG: Professor Greppi, cosa ne pensa di questo parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sull’uso delle armi nucleari? È stato un passo avanti o un’occasione mancata? La Corte ha lasciato per l’appunto una zona grigia: l’uso in caso di autodifesa estrema. Come interpreta questa posizione?
EG: È un parere consultivo che la Corte Internazionale di Giustizia ha reso nel 1996. La Corte si è spaccata, il parere è stato adottato a maggioranza con molta difficoltà. Doveva pronunciarsi circa la legittimità dell’uso di armi nucleari e sostanzialmente non l’ha fatto. Questo ci porta alla conclusione per cui il DIU oggi non vieta l’uso delle armi nucleari. La Corte dice nel suo parere che l’uso di armi nucleari sarebbe generalmente contrario ai principi fondamentali e alle regole del DIU, ma non è stata in grado di raggiungere una conclusione ampiamente condivisa e definitiva sulla legittimità o illegittimità del ricorso alle armi nucleari da parte di uno Stato. Quando menziona “circostanze estreme di autodifesa”, la Corte viene sostanzialmente a dire che lo Stato deve valutare se è in una situazione tale che la sua stessa sopravvivenza è in gioco, mentre la conclusione che ci si aspettava era in chiave di dichiarazione di illegittimità. Una formulazione così ambigua sostanzialmente ha lasciato aperta la questione, quindi l’arma non è vietata, anche se non è nemmeno dichiarata legittima. La Corte invita poi a produrre negoziati per il disarmo nucleare, sostanzialmente spronando un impegno che è ancora osteggio della politica, mentre il diritto la sua l’ha detta. - MG: Tornando al presente, nel quadro dell’attuale contesto geopolitico, stiamo assistendo anche ad un pericoloso aumento da parte di diversi Stati del ricorso alla minaccia di impiego di armi nucleari. Cosa ci può dire al riguardo Professor Greppi? Questa minaccia è regolata dal DIU o dal diritto internazionale in senso più generale?
EG: La minaccia in sé per sé non integra una violazione di principi e regole del DIU. La minaccia si riscontra, in termini di diritto internazionale generale, nel divieto dell’uso della forza e nel divieto di minaccia dell’uso della forza. Qui invece il tema riguarda la minaccia dell’uso dell’arma nucleare, ma siccome l’arma nucleare non è vietata, strictu sensu non è vietata nemmeno la minaccia di usarla. È chiaro che è un’arma politica quella della minaccia di ricorrere al nucleare, una grave minaccia politica, che è foriera di un uso delle armi nucleari in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario. MG: Anche rispetto a questo tema, il TPNW rappresenta uno strumento storico, essendo il primo Trattato a vietare esplicitamente anche la minaccia di impiego di armi nucleari per gli Stati parte. Professore, ringraziandola ancora molto per averci accompagnati in questa puntata, vuole condividere con noi qualche riflessione conclusiva?
EG: Sostanzialmente direi che il problema a monte resta quello generale di chiarire se quest’arma terrificante di distruzione di massa è compatibile con i principi fondamentali del DIU. La migliore dottrina internazionalistica ritiene di no, ed è anche la posizione ufficiale di tutto il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. È chiaro che lo sforzo di tutta la comunità internazionale è di andare in una duplice direzione: da una parte, evitare che l’arma nucleare venga adoperata – e questo è un tema tipicamente di DIU; e al tempo stesso, assicurarsi che gli Stati detentori di arsenali nucleari seguano con correttezza, in buona fede e con costanza gli obblighi assunti nei trattati bilaterali in termini di riduzione degli arsenali nucleari.
MG: Riprendendo le parole del Professor Greppi, è proprio sulla base della consapevolezza che è altamente improbabile che le armi nucleari possano mai essere utilizzate in conformità con il DIU, nonché sulla profonda preoccupazione per le devastanti conseguenze umanitarie e ambientali di qualsiasi loro utilizzo, che il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, tra cui Croce Rossa Italiana, continua ad impegnarsi in prima linea per un futuro libero dalla loro minaccia esistenziale. Con questa puntata si conclude il nostro percorso dedicato al disarmo nucleare. Abbiamo ripercorso la storia dell’arma più distruttiva mai creata, analizzato gli equilibri che ne hanno segnato l’evoluzione e raccontato gli sforzi della comunità internazionale per ridurre il rischio di una catastrofe nucleare. Il rischio nucleare non appartiene solo al passato, ma continua a riguardare il nostro presente e il nostro futuro. Il disarmo, dunque, non è soltanto una questione di trattati o di strategia militare: è una sfida profondamente umanitaria, perché al centro ci sono le persone, le comunità e la tutela della vita. Comprendere questi temi significa guardare oltre i numeri e gli arsenali, riflettere sulle conseguenze che un conflitto nucleare avrebbe sull’umanità e sul ruolo che ciascuno di noi può avere nel promuovere una cultura di pace, dialogo e responsabilità.
Grazie per averci seguito in questo viaggio. Da parte della Croce Rossa Italiana, l’augurio è che la conoscenza continui a essere uno strumento di consapevolezza e che la consapevolezza possa tradursi in impegno. Perché costruire un futuro più sicuro non è solo una responsabilità dei Governi, ma un percorso che riguarda tutti noi. Grazie per la vostra curiosità e il vostro ascolto.

